Ale il trasformista, divenuto Jolly anche per Di Fra: l’evoluzione di un...

Ale il trasformista, divenuto Jolly anche per Di Fra: l’evoluzione di un Top Player (VIDEO)

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FOCUS CGR – Partire dall’infografica che segue, non significa stravolgere le regole di base di un pezzo d’approfondimento, ma segnalare subito il cuore della tematica trattata.

Alessandro Florenzi – Ruoli disputati in carriera:

dati transfermarkt.it

 

Terzino Destro >> 56 partite – 16 gol – 6 Assist
Centrocamp (centro e interno) >> 83 partite, 29 gol – 4 As
Ala destra >> 36 partite -7 gol – 9 Assist
Ala sinistra >> 17 partite – 1 gol – 2 Assist
Trequartista centrale >> 13 partite – 2 gol – 3 Assist

Questi dati descrivono perfettamente le caratteristiche di Alessandro Florenzi e ciò che realmente lo ha reso unico nella Roma di questi anni e forse, più in generale, anche nel calcio europeo un “Top Player”. Il numero 24 giallorosso può giocare praticamente ovunque, tranne in porta e come difensore centrale (per via solo della statura forse). Omero lo definirebbe come Ulisse “πολύτροπον” cioè multiforme, capace di assumere diversi ruoli – in questo caso – ma di svolgerli con un rendimento straordinario, quasi sempre sopra la media.
La vera forza di Alessandro Florenzi nei suoi anni di Roma (le prime avvisaglie già a Crotone con mister Drago) è la sua straordinaria disponibilità: “Ale ha un grande pregio – ha dichiarato recentemente mister Di Francesco – se gli chiedi di fare il terzino, la mezzala, o l’attaccante, si mette a disposizione e dal volto non capisci se preferisce un ruolo o un altro”. Quando un allenatore trova nelle sue squadre un jolly, non vorrebbero mai separarsene. Lo fu in parte anche Simone Perrotta nella prima era Spallettiana, ma oggi Florenzi rappresenta qualcosa di più per il tecnico pescarese, che all’inizio della sua esperienza, non avendolo ancora allenato parlava giustamente di “specificità dei ruoli” come pensiero madre per tutti i suoi calciatori. A distanza di qualche settimana Florenzi ha conquistato Di Francesco proprio per la sua capacità di adattarsi, anche a partita in corsa: “Per noi Ale è un valore aggiunto, un calciatore straordinario, che sa svolgere tre ruoli diversi con la stessa qualità, quantità e intelligenza tattica”.

EVOLUZIONE – Dopo gli esordi in Primavera e un numero sostanzioso di partite giocate da centrocampista centrale, l’esperienza a Crotone per Florenzi fu il primo passo verso la trasformazione: tante gare da esterno alto nel 4-2-3-1 e in emergenza anche da terzino destro. Velocità, rapidità d’esecuzione, capacità balistiche e tecnica individuale al servizio di una squadra che sfiorò la promozione in A. Il ritorno a Roma coincise con l’incontro con Zeman, che a 21 anni lo lanciò titolare nel ruolo di mezzala. Cross di Totti a San Siro contro l’Inter e gol di testa in inserimento dopo appena 8 minuti. Un “predestinato” si disse il giorno dopo. Nonostante quella stagione non fu certamente memorabile per la Roma, Florenzi aveva imparato a giocare già nel terzo ruolo in carriera. Rudi Garcia lo lanciò definitivamente come esterno alto nel 4-3-3, con Gervinho sull’altro fronte e Totti a innescare le ripartenze veloci. Le 10 vittorie consecutive, la sensazione di una Roma (nell’era americana) finalmente all’altezza, le prime partite europee, Florenzi entra anche nel gruppo della Nazionale, che poi disputerà l’Europeo francese. Avrebbe meritato il Mondiale, ma Prandelli stupidamente non lo convocò.

TERZINO NEL GELO RUSSO, IL DOPPIO INFORTUNIO – Il 25 Novembre del 2014 l’ultimo stadio della metamorfosi: a Mosca in Champions League, la Roma si ritrova senza terzini destri. Out Maicon e Torosidis, il mister francese schiera Florenzi basso a destra ed è (come spesso accaduto) uno dei migliori in campo. L’esperimento si trasforma rapidamente in un ruolo fisso per l’esterno di Vitinia, che trascina la Roma in quel dannato girone di ritorno al secondo posto: gol spettacolari come quello di Reggio Emilia, corse di sessanta metri come quella di Roma-Genoa. Poi la rete col Barcellona da centrocampo, a consacrarlo definitivamente nell’olimpo europeo, tante gare importanti – con il ritorno di Spalletti – come esterno basso, capace di non soffrire in marcatura gente del calibro di Ronaldo e Neymar, poi quel maledetto doppio infortunio al crociato che ha solo rimandato la sua consacrazione: a Reggio Emilia il 26 ottobre 2016 al termine di Sassuolo-Roma e poi ad inizio febbraio a Trigoria, una ricaduta che sconvolse tutti, compagni di squadra, tecnico, società e tifosi. Il lunghissimo recupero, la scaramanzia e il ritorno è questione dei nostri giorni. Ma la duttilità di Ale non è rimasta indietro: con l’Hellas terzino destro e assist gol per Dzeko; col Benevento a partita in corsa attaccante esterno, poi nuovamente terzino con l’Udinese e col Milan attaccante esterno, rete del 2-0 a San Siro (nuovamente alla scala del calcio) a chiudere quasi il cerchio. La curiosità vera legata ad Alessandro Florenzi è che ogni estate, negli ultimi cinque anni, nei classici campetti estivi dove si inseriscono nuovi acquisti e si ipotizzano le formazioni delle big di Serie A che verranno, Florenzi spesso e volentieri non appare. Come se la sua duttilità fosse un freno ad inserirlo tra i titolari. I numeri invece dimostrano, che alla fine, da centrocampista, da terzino o da attaccante, Florenzi è sempre stato utilizzato da tutti, Drago, Zeman, Garcia, Spalletti e ora Di Francesco che non ne ha mai fatto a meno, dall’inizio o a partita in corsa.

“A me non serviva il gol per capire che giocatore è, che mentalità ha, che voglia e che testa abbia. Dove lo metti sta, ma in senso positivo perché accetta ogni cosa e sa fare un po’ tutto, ma lo sa fare bene. Quando oggi mi hanno chiesto che ruolo sa fare bene, lui mi ha detto “sono un terzino fortissimo” ma io gli ho detto che lo limitava definirsi così perché da terzino ha altre qualità e ne perde qualcuna, da esterno è un grande giocatore perché tempi di inserimento come un giocatore unico. E’ il nostro piccolo Callejon…” Parole e musica di Eusebio Di Francesco dopo Milan-Roma, come per dire: Ale alla fine dei conti con me, come con gli altri tecnici, giochi sempre.

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