Bologna-Roma, Fenucci: “La Roma fa paura. Ha tanta qualità”

Bologna-Roma, Fenucci: “La Roma fa paura. Ha tanta qualità”

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Il quotidiano Il Romanista ha intervistato l’a.d. del Bologna, Claudio Fenucci, un ex in casa Roma, che ha parlato del match di questo weekend:

 

Ora per voi non arriva un cliente facile.
«(Sorride). Facile? No, proprio no, è un cliente difficilissimo, ma vorremmo metterli in difficoltà. In questi tre anni ci è mancata solo una soddisfazione: quella di prendere punti nei confronti di una grande, è il momento di farlo».

Proprio ora?
«L’ho già detto sabato a Di Francesco, l’ho incontrato qui a Bologna: vogliamo iniziare adesso».

Per Federico, il fglio di Eusebio e vostro fiore all’occhiello, non sarà una partita come le altre.
«Mah, gli è già capitato, ormai non credo gli faccia più particolare effetto. Sa che per tutti noi è una partita importante».

Qual è la cosa che la spaventa di più della Roma?
«A me fa impressione la qualità dei loro giocatori, nella formazione base fanno paura. E poi c’è l’organizzazione di gioco di Di Francesco, alla Roma si vede chiaramente la mano di un bravo allenatore. Per lui ho stima vera, lo consigliai io al Lecce, quando già stavo andando alla Roma».

Perché la prima Roma degli americani la chiamò a far quadrare i conti?
«Era un momento delicato sotto il profilo economico-finanziario e credo abbiano ritenuto il mio background utile per aiutare il club a ripartire, poi nel tempo gli azionisti sono cambiati di ruolo e di peso, e si è affermato Jim Pallotta. Ma guardando indietro devo dire che il lavoro fatto in quel periodo, pur non portando a risultati sportivi immediati, è stato propedeutico per lo sviluppo della Roma di oggi. È stato un triennio molto intenso, grazie all’aiuto di tutti. Di Franco Baldini, di Walter Sabatini, di Mauro Baldissoni, di Tonino Tempestilli».

Chi o cosa ricorda con maggior piacere?
«Il clima di amicizia che si era creato tra noi. Eravamo davvero un gruppo di amici e professionisti che stavano bene insieme».

Che cosa è cambiato per lei da Pallotta a Saputo?
«Le differenze principali sono innanzitutto nel fatturato del club, vogliamo crescere nel tempo. E poi il rapporto con gli azionisti è del tutto differente. Jim era un presidente entusiasta che voleva portare il modello dello sportbusiness americano in Europa, ma si era contornato da molti collaboratori americani che non avevano conoscenza delle problematiche del calcio italiano. Joey Saputo è imprenditore di una famiglia importante canadese che possiede già da vent’anni un club professionistico, ha una capacità di comprensione dei problemi molto più immediata».

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