Dalla Sud al campo, la ribellione di un sentimento che travolge tutto...

Dalla Sud al campo, la ribellione di un sentimento che travolge tutto con un unico grido “ROMA”

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Onestamente, alla vittoria di ieri sera ci credevano in pochi. Ma in tanti, tantissimi ci speravano e dall’1-0 di Lemina (primo gol in Serie A in questa stagione, capirai non c’era quota) all’Olimpico è accaduto qualcosa di antico e allo stesso tempo emozionante. Roma-Juventus ancora una volta, si è dimostrata una partita a sè: un’eterna rivalità che percorre quasi 40 anni del nostro calcio, tra polemiche, errori arbitrali, Scudetti rubati, poche gioie e purtroppo, tante amarezze.

Bentornata Curva Sud:primus inter pares” direbbero i nostri avi. Perchè i primi a crederci sono stati loro. Si, quei “beceroni” (per istituzioni e ben pensanti) che per quasi 2 anni si sono privati di un amore intenso, ma senza mai demordere (al contrario di altri…) hanno vinto una battaglia di libertà, dimostrando cosa sia la civiltà e il rispetto di un ideale, in un mondo dove gli ideali di ogni sorta sono calpestati o riposti in un cassetto per motivi di comodo. Un coro incessante, durato per 95 minuti che ha inevitabilmente trascinato i cuori degli altri 40 mila spettatori e degli undici romanisti in campo, in una climax ascendente di forza e coraggio.

Il secondo segnale lo ha lanciato Daniele De Rossi, da vero capitano e anima di questa squadra: gol in mischia (molto simile a quello siglato 7 anni fa contro l’Inter nella partita che poteva valere il quarto Scudetto della storia giallorossa) e poi quell’entrata su Pjanic all’inizio della ripresa, odiato rivale che ha scelto la Juve per vincere, che vista e rivista sa tanto di avvertimento “Mire, oggi qui non si passa”.
Il resto lo hanno fatto El Shaarawy e Nainggolan: il primo tra i migliori calciatori per rendimento del 2017 giallorosso con un colpo da biliardo degno dei grandi campioni internazionali di questa disciplina; il secondo che se non conoscessimo da dove realmente viene, crederemmo facilmente che sia nato a Testaccio per come indossa la maglia della Roma. I frammenti fotografici del gol del Ninja sono incredibilmente lo specchio della Roma di questi anni: uno-due con Salah, attacco alla profondità con una cattiveria da indomabile guerriero, Pjanic e Benatia (proprio loro) che provano a fermarlo, un destro missilistico che si spegne alle spalle di Buffon, la linguaccia al settore ospiti, un saluto sarcastico e quell’indice rivolto verso se stesso, come a dire: “Sono io, sono qua, il vostro eterno e odiato rivale”.

Il Grazie Roma finale, cantato e condiviso dagli oltre 50 mila tifosi presenti, è la colonna sonora che accompagna un successo insperato e quanto mai vitale per chiudere al secondo posto un campionato, che attualmente vede Roma e Juventus divise da una sola partita, quella dell’andata. Un campionato da record, incastonato in una stagione, l’ennesima, dei rimpianti. Il confine tra la crescita evidente di questo gruppo e i tanti errori commessi, i rimpianti, le polemiche che dovevano essere evitate, le fratture intestine in seno alla tifoseria, è molto labile ma c’è, è evidente e sotto gli occhi di tutti. La sensazione che accompagna il viaggio di ritorno dopo aver dato un ultimo sguardo a quel tabellone “Roma-Juventus 3-1” è che solo se la Roma, in tutte le componenti, saprà ripartire dalla serata di ieri elevando se stessa e le sue ambizioni, raccoglierà finalmente quelle vittorie che in questi anni sono mancate.

P.s. Lucià, sei proprio sicuro che vuoi rinunciare alla Roma, dopo una serata così?

 

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