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FOCUS CGR – Petrachi, il segreto della rinascita granata: dalla B all’Europa League in 10 anni e plusvalenze record per 156 milioni

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IL PERSONAGGIOSi sta materializzando in queste ore una corsa a due per la direzione sportiva della Roma, dopo la fuga di Monchi tornato a Siviglia. Da una parte il profilo italiano di Gianluca Petrachi, attuale dirigente del Torino; dall’altra Luis Campos, dirigente del Lille ed ex Monaco. Sullo sfondo le speranze di Massara, che ha raccolto la pesante eredità dello spagnolo e che in questi giorni sta lavorando già per il futuro tecnico della Roma. La redazione di CGR.com vi porta alla scoperta dei due dirigenti considerati in pole position per sedere sullo scranno sportivo più alto di Trigoria.

L’UOMO DELLA RINASCITA GRANATA – Nato a Lecce nel 69′, Gianluca Petrachi ha disputato una carriera di buon livello da centrocampista, girando per mezza Italia e giocando anche due anni in Inghilterra con la maglia del Nottingham Forrest. 251 presenze e 27 gol per Petrachi che una volta attaccati gli scarpini al chiodo si è dedicato alla carriera di direttore tecnico prima e ds subito dopo. Una prima esperienza a Pisa nel 2007 durata circa due stagioni in compagnia di Gian Piero Ventura, autori di annate esaltanti per la squadra toscana. Poi la chiamata di Urbano Cairo: il 6 gennaio 2010 Petrachi diventa il nuovo ds del Torino, scelto dal patron granata per costruire una squadra in grado di tornare subito in Serie A e assestarsi nella massima categoria dopo un lungo periodo di decadenza, problemi societari e un oblio calcistico vissuto, giustamente, come un insulto alla storia granata dal pubblico di casa. Personaggio schivo, spesso lontano dalla luce dei riflettori, grande lavoratore – così viene descritto dall’ambiente granata – uomo di campo, capace di districarsi nel mare magnum del mercato nostrano con grande astuzia. Diversi i colpi realizzati nel decennio torinista: Barreca (250 mila euro), Immobile (2,75 Mln), Darmian (2,3 Mln), Zappacosta (4 Mln), Rincon (6 Mln), Benassi (4,8 Mln), Cerci (6,75), Bruno Peres (2 Mln), Verdi (1 Mln), Maksimovic (2,5 Mln), Nkoulou (3,5), Glik (2,3 Mln), Quagliarella (3,5 Mln), Iago Falque (8 Mln), Belotti (8,4 Mln) e gli ultimi arrivati Meitè (10 Mln) e Ola Ainà scovato in prestito dal Chelsea.

Acquisti di valore a basso costo, ma funzionali e cessioni, al momento giusto, con annesse plusvalenze: questa la filosofia ispiratrice del lavoro di Petrachi, che sul piano economico-finanziario e su quello sportivo ha permesso al Torino di risalire la china dopo anni di oscurantismo, arrivando a disputare anche l’Europa League con Ventura (nuovamente) in panchina. Oggi il club granata – in base ai dati dell’ultimo bilancio – è una società sana, fattura 75 milioni di euro, con costi che si assestano intorno ai 92 milioni, un patrimonio netto in positivo per 60 milioni circa, plusvalenze pari a 71 milioni nell’ultima annualità e un utile di bilancio pari a 37 milioni. Nell’architrave granata di crescita sul piano sportivo e finanziario, Petrachi ha dunque assunto un ruolo apicale e per questo motivo Cairo si è detto più volte stupito del possibile addio del suo ds a fine stagione (considerando anche che lo stesso è legato al Toro per un’altra stagione).

Colantuono, Ventura, Mihajlovic e oggi Mazzarri, i tecnici su cui Petrachi ha scommesso e da cui ha ottenuto le migliori risposte.  Sono mancate sicuramente le vittorie, ma se si guarda da dove è partito il Torino, che tipo di risorse (non straordinarie) Cairo mette a disposizione annualmente per il mercato e la serie di calciatori scoperti, lanciati e poi rivenduti soprattutto negli ultimi 5 anni, è possibile affermare senza timore di smentita, che Petrachi sia in Italia uno dei migliori ds in circolazione. Solo con le cessioni di Zappacosta, Maksimovic, Immobile, Darmian, Cerci, Ogbonna, Bruno Peres, Glik, Benassi e Barreca 158 milioni di euro (extra bonus), negli ultimi 5 anni. Più nello specifico, dal 2010 ad oggi le plusvalenze ottenute dal Torino ammontano a 174.876 milioni di euro, dei quali 156.973 milioni sono stati prodotti dagli affari di Petrachi, che valgono l’89,76% delle plusvalenze totali.

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