Maroni s’attacca alla tessera

Maroni s’attacca alla tessera

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IL ROMANISTA – D. GALLI – Tanto rumore. Per nulla? No, ma per poca roba. Lancio dell’Ansa nel pomeriggio di ieri: «Addio tessera del tifoso, sarà una fidelity card». Non potrà più essere una carta di credito, scrive qualcuno. Ma questa già dovrebbe essere la regola. E sarà sempre necessaria per andare in trasferta e per abbonarsi. Quindi che cambia per le tifoserie italiane? Non nulla, appunto. Ma poco. Eppure, l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni vaneggia di un trionfo degli ultras, accusa la Roma di «non accettare le regole» e l’attuale titolare del Viminale Anna Maria Cancellieri di essere sostanzialmente connivente perché tifosa romanista. Assurdo. Anzi, sbagliato. Anzi, peggio: strumentale. Il leghista Maroni, espressione dell’unica forza di opposizione al Governo Monti, sfrutta un’informazione drogata, una non-notizia, per attaccare l’esecutivo. La bomba deflagra intorno alle 17,15. Un flash dell’Ansa semina il panico. «Addio alla tessera del tifoso».

Si chiamerà in modo diverso, fidelity card, e non potrà più essere legata a una carta di credito, si legge su qualche sito. Peccato che ci sia una sentenza del Consiglio di Stato che già lo vieti. Una sentenza che non ha riguardato la Roma, perché a Trigoria rilasciano l’AS Roma Club Privilege senza obbligare il tifoso a sottoscrivere anche la carta di credito. Che è semplicemente un’opzione. «La card sarà meno di controllo e più legata alla responsabilità dei tifosi e dei club, con procedure snellite e molti servizi per chi se ne dota», spiega il direttore generale della Federcalcio, Antonello Valentini. «Dopo due anni di grandi risultati – aggiunge – l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive si è reso conto che si poteva dare fiducia alle tifoserie che hanno dimostrato di meritarla, facendo appello al senso di responsabilità degli appassionati in maniera sana. Tra l’altro, così si supera l’effetto negativo del messaggio passato all’avvio dell’iniziativa. Ovvero di un meccanismo da operazione di polizia. Non erano queste le intenzioni del Viminale, ma così vennero recepite da molti». Il rischio è però quello che passi un’informazione sbagliata.

Non c’è un addio alla tessera, ma «un’evoluzione», è costretto subito a precisare il vicepresidente dell’Osservatorio, Roberto Massucci. «La tessera del tifoso nasce soprattutto come uno strumento di controllo delle tifoserie più violente. In futuro, con la fidelity card, la tessera diventerà un vero e proprio strumento di fidelizzazione grazie al quale i tifosi potranno avere agevolazioni e prelazioni nell’acquisto dei biglietti, oltre ad altri servizi per chi se ne doterà». Tradotto? Beh, qui Massucci esorta i club a seguire l’esempio della Roma, che per i suoi tifosi – tesserati e non – ha condotto una serie di battaglie. La più importante: l’emissione di un voucher elettronico acquistabile anche dai non tesserati. Ma poi anche l’accordo con il Coni per un botteghino all’Olimpico, l’apertura di un fan village ogni volta che gioca la Roma e l’attivazione di uno sportello per i tifosi (tifosi@asroma.it), un servizio che in futuro sarà potenziato.

Tutte idee che all’Osservatorio hanno apprezzato parecchio. «I club – dice Massucci – saranno più responsabilizzati e diminuiranno le funzioni di controllo». Il numero due dell’Osservatorio poi avverte: «La card sarà sempre necessaria per andare in trasferta e sarà rilasciata solo dopo avere verificato che non esistano motivi ostativi. Ovviamente, tali controlli saranno effettuati in tempo reale, senza perciò grandi perdite di tempo al momento del rilascio».Se volete, è un’operazione di restyling. Il Viminale, con l’appoggio della Figc, sta cercando di restituire un’anima al progetto originario della tessera. Cambiano nome apposta. Ma si lavorerà anche sulla sostanza. L’Osservatorio sta cercando di tendere una mano alle curve italiane e molto ha fatto la Roma, che con il voucher ha lottato per un principio fondamentale: non può essere il possesso di una tessera a rendere una persona più o meno romanista. Un principio di civiltà riconosciuto dall’Osservatorio dopo mesi di guerra di trincea sostenuta dalla Roma contro qualche club del Nord, più che con l’Osservatorio stesso.

Queste apparenti spallate al sistema, i lanci d’agenzia in pratica, permettono all’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni di aprire una polemica senza motivo: «Qualcuno ha deciso di abolire la tessera del tifoso che pure (confermano oggi dal Viminale) “ha dato grandi risultatì nella lotta contro la violenza negli stadi”. “Ci saranno meno controlli” annuncia la Federazione calcistica italiana (e faceva pure il Ministro: si chiama Federazione Italiana Giuoco Calcio!, ndr). Ma come? Meno controlli per contrastare i violenti? Brutta notizia – continua – per i tifosi che vanno allo stadio solo per divertirsi e non per menare le mani. Hanno vinto le tifoserie ultras e violente, hanno vinto quelle società di calcio come la Roma (di cui è tifosissima la ministra Cancellieri) che mai avevano accettato le regole».

L’intervento di Maroni, che parla erroneamente di «abolizione» della tessera, costringe il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, a intervenire. «La tessera del tifoso – chiarisce – manterrà inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziatesi negli ultimi due campionati, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti, sia per questo che per il prossimo campionato di calcio. Il fatto che la tessera del tifoso tenda ad accentuare la sua caratteristica di fidelizzazione del tifoso con la squadra del cuore non è una novità, ma la logica evoluzione di uno strumento che ha da sempre, anche come propria caratteristica, quella di voler rafforzare il rapporto tra i tifosi ed il club di appartenenza».

A Maroni risponde indirettamente anche l’amministratore delegato della Roma, Claudio Fenucci: «Abbiamo sempre rispettato tutte le normative. La Roma ha solo trovato gli strumenti che potessero venire incontro alle esigenze della società e della nostra tifoseria». La fidelity card «non è una conquista della Roma, ma una scelta ragionevole», commenta il capo dei conti giallorossi. L’evoluzione della tessera in fidelity card, avverte Fenucci, «va incontro alle esigenze delle società, e anche a quelle dei tifosi». La Roma ha lottato per i suoi tifosi, anche se Fenucci preferisce mantenere i toni bassi: «Noi i precursori? No, ma già a inizio stagione avevamo presentato un progetto nuovo che presentava tutti i requisiti di conformità alle normative (il voucher, ndr). E questa apertura concessa dal Viminale va nella giusta direzione, dando alle società la possibilità di attuare iniziative di fidelizzazione nei confronti della tifoseria nell’ambito di linee guida specifiche».

 

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