Roma e la sindrome del Titanic

Roma e la sindrome del Titanic

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FOCUS CGR – Ci risiamo. L’orchestrina del Titanic ha quasi smesso di suonare.Abbandonare la nave” urlano dal ponte, le scialuppe sono già in mare. La Roma affonda, nella sua pochezza, nella sua mediocrità mentale e tecnica, nella sua incapacità di reagire alle difficoltà. Si è parlato per giorni di ‘mentalità vincente‘, di discorsi chiari e duri dentro lo spogliatoio, di richiamo alle responsabilità e di provvedimenti punitivi. Tutto giusto, tutto corretto, ma la sensazione intrisa di triste realtà è che il ‘tutto‘ sia accaduto quando i buoi ormai erano già scappati dalla stalla. Il post partita di Roma-Atalanta è stato avvilente quanto e forse più l’indecoroso spettacolo offerto in campo da una squadra piegata, amorfa, apatica, presa a pallonate dalla banda di Gasperini, ottima squadra, ma non il Real Madrid. Le tre componenti rappresentate da Monchi, Di Francesco e Strootman, dinanzi ai microfoni sembrano pugili appena finiti k.o.: volti trasfigurati, nervosismo tracimante, frasi vuote e prive di significato.

Eppure la Roma è esistita, anche quest’anno: ripensare alle gare di Londra, col Chelsea in casa, di Firenze, il derby per citarne solo alcune e credere che appartengono alla stessa stagione è un esercizio che produce non solo i consueti rimpianti, ma anche un sentimento di rabbia e rassegnazione. Ecco la ‘rassegnazione’, forse è il sostantivo più corretto per definire ciò che oggi la Roma trasmette al suo pubblico. Una squadra in corsa su tre fronti, non più tardi di 25 giorni fa, che con un colpo di spugna ha gettato via le proprie ambizioni, se stessa e quel percorso di crescita che tra mille difficoltà e diffidenze aveva intrapreso.

Dove è finita la Roma? il turnover, le scelte illuminate, la valorizzazione anche di chi lo scorso anno era rimasto ai margini, l’idea “del sentirsi tutti titolari”, tutti parte di un progetto. Dove è finita la lucida capacità di Eusebio Di Francesco di schierare una squadra solida, concreta, impermeabile, a tratti travolgente e capace di aggredire qualsiasi avversario, non guardandosi mai indietro, ma pensando che il bottino finale fosse davanti a sé?. Lo stravolgimento tattico del secondo tempo contro l’Atalanta, un mix perverso tra la pochezza d’idee dell’ultimo Garcia e la follia ultraoffensiva di Carlos Bianchi, è lo specchio di un tecnico in crisi, l’ennesimo negli ultimi anni, che sembra incapace di guidare la nave fuori dalla tempesta. In campo poi l’ennesima dimostrazione che il gruppo storico di questa squadra negli ultimi anni è riuscito a steccare ogni esame di laurea. E la dimostrazione ne è l’atteggiamento di Kolarov, uno dei pochissimi realmente dotati di mentalità vincente, che nelle ultime gare è apparso sempre più nervoso e incapace di scuotere un gruppo propenso alla mediocrità.

Un circolo vizioso, che puntualmente ti riporta al punto di partenza. Un demoniaco gioco dell’oca, che vede questa squadra quasi ogni anno partire con un’idea, percorrere un cammino, superare alcuni ostacoli e poi, nel momento dell’esaltazione, nel momento del salto di qualità, infrangersi contro il primo iceberg, iniziare ad imbarcare acqua e avviarsi, inesorabilmente verso il tracollo. Inutile credere e sperare che un paio d’acquisti sul mercato a gennaio possano ribaltare l’inerzia negativa di una stagione, giunta già a gennaio tristemente ai titoli di coda. Era successo con Ranieri il secondo anno, è accaduto con Garcia dopo una prima fase clamorosamente positiva, è avvenuto con Spalletti lo scorso anno, sta ricapitando ancora con Di Francesco. Quattro tecnici diversi, psicologicamente, sportivamente, umanamente. Quattro persone che improvvisamente sembrano incapaci di trovare soluzioni, forse perchè non riescono a darsi prima delle spiegazioni.

Sullo sfondo un Presidente assente, soprattutto nei momenti delicati, dove la voce del padrone dovrebbe esser avvertita forte e chiara in ogni angolo di Trigoria. Il basso profilo, le probabili ma inutili conference call, le riunioni d’emergenza in territorio straniero, sono evidentemente fasi finali di una crisi, ma non interventi in grado di risolverla o prevenirla ai primi segnali d’allarme. Il diario di bordo va aggiornato: anno domini 2018, titoli vinti: 0, come negli ultimi 10 anni. E quella parola fine, scritta nuovamente prima del tempo…

 

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