Ferguson alla Luiss: “In Italia non si pensa abbastanza ai giovani”

Ferguson alla Luiss: “In Italia non si pensa abbastanza ai giovani”

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«Alcune squadre non vogliono spendere tempo con i giovani. In Italia ci si concentra troppo sulla prima squadra. Ma il mio primo compito è lavorare con i giovani». Il manager del Manchester United, Sir Alex Ferguson, questa mattina a Roma alla Facoltà di Economia dell’Università Luiss ha incontrato gli studenti dell’ateneo, rispondendo a molte domande sulle squadre italiane e sulla situazione del calcio italiano in generale. «A Manchester abbiamo una forte attenzione nei confronti del settore giovanile, mentre in Italia -ha spiegato Ferguson- ci si concentra maggiormente sulla prima squadra. Io penso che bisogna partire dalle fondamenta, ossia dai giovani, per creare un forte senso di appartenenza al club ed ottenere fiducia e fedeltà. Io ho avuto la fortuna di trovarmi nel club giusto, il Manchester, che è sempre stato forte, ben costruito e pervaso da grande entusiasmo e forti aspettative. Inoltre -ha aggiunto- da noi i ragazzi hanno esempi come Gary Neville e Paul Scholes». L’allenatore dei ‘Red
Devils’ si è soffermato sull’importanza del lavoro e dell’impegno. «Lavoriamo tutti molto sodo e di conseguenza ogni giocatore dà coraggio e motivazione ai compagni. Noi abbiamo un codice di comportamento che vale per tutti, sia per i giovani che per i grandi campioni. Nel Manchester, ad esempio, tutti amano Ryan Giggs, uno che è sempre stato con i piedi per terra».
Il tecnico, che guida dal 1986 il Manchester United, ha parlato dei club italiani che parteciperanno alla prossima Champions League: «Il Napoli in Champions League si trova in un girone difficile, sarà durissima, ma è una squadra forte. Non posso fare un paragone -ha risposto sorridendo ad una
domanda- con il Napoli di Diego Armando Maradona perchè non lo ricordo, ma è un team forte e i napoletani hanno una grande passione». L’allenatore vincitore di 36 trofei nazionali e internazionali ha parlato anche del Milan: «Non sarà facile affrontare il Barcellona», mentre la Juventus: «Con il nuovo stadio e con grande tradizione e storia e potrà contare su questo per riconquistare la Champions». Sempre sul Barcellona ha aggiunto: «Nella mia carriera le partite più belle sono state quelle con il Barcellona». Alla domanda se come Massimiliano Allegri, l’allenatore del Milan, mangiasse sempre separatamente dai suoi giocatori, il tecnico del ‘red devils’ ha risposto: «Io mi siedo spesso a tavola con i miei calciatori. Con tutti, non solo con i campioni. Ho una relazione speciale con ciascuno. Tutti possono avere un momento negativo, ma bisogna sempre fargli capire l’importanza all’interno della squadra».
Lo scozzese ha anche illustrato come insegna a sopportare la pressione: «Con i ragazzi è molto difficile. Sono più sensibili. Il fatto principale è che deve
essere un piacere giocare. La pressione si può superare solo lavorando su te stesso». Quando gli è stato chiesto che contributo gli allenatori italiani hanno
portato in Inghilterra, Ferguson ha dato una risposta diplomatica: «Fare il manager di calcio da noi, è il mestiere più difficile al mondo. Il Chelsea ha
tanti ottimi giocatori, ha investito tanto, e in quelle condizioni bisogna indovinare le cose giuste. Capello sta facendo un ottimo lavoro, è uno con una
grande personalità». L’esperienza con i giovani di Sir Alex è risultata palese nella facilità di dialogo con gli studenti e nella disponibilità nelle risposte,
ma anche nell’ironia. Durante l’incontro gli è stata consegnata una maglia biancoceleste, con il numero 1 e il nome Ferguson sulla schiena, della squadra
di calcio a 11 dell’ateneo della Confindustria. Appena l’ha vista, conscio di essere a Roma e subissato da due giorni da domande su Totti e Luis Enrique
Ferguson ha fatto sorridere tutta la platea commentando: «Oh!! That Lazio!!».

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