L’ANGOLO DEL TIFOSO – Il tifo ribolle, gli insulti fioccano, ma l’amore...

L’ANGOLO DEL TIFOSO – Il tifo ribolle, gli insulti fioccano, ma l’amore deve riunire: Mai Sola. MAI!

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C’era una volta un coro, sentito e risentito milioni di volte in curva, in TV, per strada. Un messaggio d’amore cantato alla propria squadra, una sorta di promessa, che sembra dire: “non ti lascerò mai, anche quando le cose andranno male”. Un inno alla battaglia calcistica, quel “diamo la scossa”, che tanto esalta il ruolo del tifoso in relazione ai suoi colori, stampati a pressione sul proprio cuore è impressi bene nella testa.

Bene, o meglio, malissimo – leggete bene, il crescendo è voluto – dopo la batosta di Torino non si fa altro che sentire attacchi a tutti: De Rossi ha sbagliato a parlare in Conferenza Stampa: “deve core, se deve sbatte, lui parla parla ma alla fine manco tiene in campo“. L’allenatore, considerato Maestro con la doppia zeta maiuscola fino a 3 mesi fa, entra nel mirino delle critiche: “Zeman se ne deve annà, sta spaccando ‘na squadra, sto modulo è robba vecchia“. La dirigenza? Una banda invisibile: “Sta dirigenza deve caccià li sordi! Nun se ne pò proprio più!!“. Gente che si improvvisa dopo 2-3 mesi esperto di calciomercato: “Ma Torosidis? Jung? Non si potevano prendere?“, quando poi, se si va a rivedere, nel momento in cuoi venivano fatti quei nomi, ad Agosto quasi si rischiava un morso a pronunciarli in pubblico.

Ciò che è triste notare, è che basta una brutta sconfitta a generare il caos. Non più amore, non più “al di là del risultato“, non più passione, ma catastrofismo. E la promessa di eterna fedeltà va a farsi friggere.

Neanche un mese fa la Roma vinceva per 3 a 1 in trasferta a Milano, con quella doppietta di Osvaldo che ha fatto salire il tasso glicemico di ogni singolo sostenitore giallorosso alle stelle, quel Capitano in forma smagliante che non faceva altro che riportare la mente a una decade fa, quando il Pupone era nel pieno della sua maturazione. Dopo quella partita si parlava di scudetto, di odore Champions, eppure eravamo solo alla SECONDA giornata: nessuno, però voleva tenerlo a mente, andando anche contro chi cercava di non esaltarsi troppo, essendo ancora all’alba del campionato. Sono passate solo QUATTRO GIORNATE da quella vittoria, eppure pare che tutto sia ormai finito, tutto da rifare e da ricominciare, “un Campionato fallimentare, dopo quello dell’anno scorso“, dicono, nonostante la squadra del tanto criticato Lucho a momenti finiva ai Preliminari di Champions League, prima di ritrovarsi fuori dall’Europa di ogni tipo. Eppure, di giornate alla fine di questa Stagione ce ne sono TRENTADUE, ovvero 96 punti.

Questo Lunedì, oggettivamente, è stato pesante, molto difficile da digerire, il modo in cui è venuta la sconfitta ha lasciato trasecolati tutti, dal primo all’ultimo tifoso, lasciandoci a bocca asciutta, increduli di quanto fosse successo. Eppure, della sconfitta qualcosa va salvato, e deve essere un’immagine da tenere sempre impressa nella mente, nei momenti d’oro e in quelli bui: il Capitano accanto al suo eterno sostenitore boemo. Giù improperi, sfottò, cori indegni, lui non si è smosso: è rimasto lì, custode del suo padre calcistico, del suo mentore.

Essere tifosi vuol dire prendersela talmente tanto a cuore da starci male, ma è soprattutto sostenere la maglia, i colori, il simbolo, il senso di appartenenza, essere fedeli la propria compagna di una vita, che resterà per l’eternità. E’ sacrosanto avere il dente avvelenato, avere da ridire su come sia venuta fuori la sconfitta pesante e difficilissima da digerire. Ebbene, è proprio in questi momenti, nel culmine della contesa, che quel coro, che parola dopo parola sale sempre più forte, fornisce LA risposta: “passa il tempo cambia la gente“, si diceva, “diamo la scossa“, si ripeteva. L’unico interesse di un essere umano condannato da una fede deve essere sostenere la propria compagna, nella buona e nella cattiva sorte.

La Roma non sarà mai sola. MAI! 

clicca per ascoltare il coro

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