«Possiamo ancora recuperare terreno»

«Possiamo ancora recuperare terreno»

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IL ROMANISTA – D. GALLI – Oggi si va a Parma per riprendere un discorso interrotto, oggi si va a Parma per restituire un po’ di dignità a questa classifica e un po’ di serenità ai tifosi e agli azionisti-tifosi, figure mitologiche che durante l’assemblea più importante dell’As Roma, quella in cui si approva il progetto di bilancio (quello relativo all’ultimo esercizio è in rosso di 58,2 milioni), cercano delle risposte dai manager.

Accadeva con i Sensi, accade ora. Spesso gli interrogativi sono gli stessi che si pone chi è tifoso, tifoso e basta, perché ogni cuore azionista è prima ancora un cuore romanista. Non sono stati giorni facili per Claudio Fenucci, sull’organigramma l’uomo dei conti con delega allo stadio, quello che c’è e quello che verrà, ma di fatto sempre amministratore delegato assieme a Mark Pannes. Domenica ha dovuto incassare il 2-3 dell’Olimpico, lunedì è stato costretto a rispondere alle domande dei soci, presidente di un’assemblea resa grigia più dai risultati della squadra che dal cielo plumbeo sopra Trigoria. Eppure, Fenucci cerca di scostare quel pessimismo divenuto cosmico dopo un’altra rimonta subita. Come? Guardando al futuro. «Vogliamo fare meglio dell’anno scorso – dice ai giornalisti durante un break dell’assemblea – e se possibile raggiungere una competizione europea. Né Zeman né la squadra sono indietro, possiamo ancora recuperare posizioni. La squadra ha sempre dimostrato di ricercare un proprio gioco e una propria identità ».

La ricerca continua a Parma. Oggi. «La panchina di Destro? Il fatto che sia un giocatore importante e in questo momento non trovi spazio fa ritenere che la Roma abbia un attacco forte. La rosa è composta da giovani ed esperti, la loro giovane età potrà rendere la Roma competitiva in futuro. I risultati? Non sento alcuna necessità di dover difendere il lavoro di Zeman, stiamo aspettando che la Roma possa crescere e dare le soddisfazioni che i tifosi meritano. Vogliamo far meglio dell’anno scorso e se possibile raggiungere una competizione europea». Possibilmente senza più omicidi di Massa, l’arbitro di Roma-Udinese. Fenucci ha pagato dazio anche personalmente. È stato ammonito con diffida, ha scritto il giudice della Lega, «per aver contestato l’operato degli Ufficiali di gara rivolgendo loro un’espressione irriguardosa ».

Pur mantenendo il consueto aplomb, Fenucci cambia umore: «La mia ammonizione? È la prima in 15 anni, è molto particolare la cosa. Si auspica il dialogo tra dirigenti e arbitri, e la Roma ha sempre perseguito questa politica di non criticare gli arbitri. Ma negli spogliatoi con educazione e serenità è giusto criticarli, come io ho fatto, quindi non capisco questa ammonizione. È accaduto già in altre partite all’Olimpico. Credo che l’introduzione degli arbitri di porta possa aver creato un po’ di confusione, invece di aiutare. Gli arbitri sono una parte del gioco del calcio e possono condizionarlo, così come i giocatori e gli allenatori. Zeman, come tutti gli uomini liberi, può esprimere la sua opinione. Ci vuole un po’ più di attenzione e questa nuova generazione di arbitri va lasciata libera di crescere». Sono decisamente di più i temi che vengono affrontati in assemblea. Spaziano dalla squadra alle remunerazioni dei dipendenti.

A Fenucci viene chiesto se è vero che la Roma ha ricevuto offerte per i suoi giocatori per 100 milioni, perché De Rossi non è stato venduto in estate, perché si fanno affari con la Juve e perché per lo stadio ci si è rivolti alla Cushman & Wakefield, di cui è azionista di riferimento la Exor, la cassaforte degli Agnelli. «In questi due anni – chiarisce Fenucci – abbiamo acquisito calciatori per più di 100 milioni di euro. E abbiamo ricevuto offerte oltre i 100 milioni di euro: i nomi li sapete, sono quelli di De Rossi, Pjanic, Lamela, che hanno grande mercato. Non mi soffermerei troppo sui singoli giocatori. La Roma ha fatto un investimento patrimoniale e tecnico di cui aspettiamo presto i risultati. I rapporti con la Juventus sono come quelli con le altre società, rapporti che vengono costruiti e portati avanti in un’ottica di sistema. La scelta di Cushman è una scelta semplice, dato che è uno dei principali player del settore a prescindere da quali siano i suoi azionisti ».

C’è chi si interroga sugli incentivi all’esodo, metodo ormai comune in Serie A per sgravarsi degli ingaggi più pesanti: «Se si decide di trasferire un calciatore – chiarisce Fenucci – è perché non lo si ritiene più utile. Si cercano quindi le migliori condizioni di mercato e a volte accade di dover pagare una parte dell’ingaggio, come avvenuto per Borriello e Pizarro. Tra i risparmi del costo del lavoro e gli incentivi all’esodo dati ad alcuni giocatori, il costo del personale sarà comunque più basso». Le domande riguardano anche Roma Channel- «è migliorata, ma quali sono i suoi ricavi?», chiedono dall’assemblea – e Il Romanista: «Perché l’As Roma non pensa a editarlo? ». «Il canale di Roma Channel – replica Fenucci – era gestito in precedenza dalla Rai e poi è stato riportato in casa. Qualche miglioramento c’è stato, il numero di ore prodotte sta aumentando. Può diventare un asset importante per il nostro club. Mandarlo on line? La società ha un contratto di distribuzione con Sky che vieta di trasmettere su altre piattaforme, ma in futuro non è detto che non cambi la strategia, anche sfruttando altre piattaforme diverse dal satellite. Attualmente il rapporto con Sky ci soddisfa. Sulla radio non c’è alcun progetto. Quanto a Il Romanista, è sicuramente un motivo di vanto per la città e i tifosi perché siamo l’unica squadra ad avere un giornale dedicato solo a lei. Ma proprio perché si tratta di un giornale deve restare indipendente, anche solo per mantenere una autonoma capacità di giudizio».

Fenucci ha ragione. Il Romanista continua per la propria strada. Però una cosa in comune con gli uomini e le donne di questa società sicuramente il quotidiano ce l’ha. Non sono dei nomi in gerenza, è la fede. Quella nella maglia degli undici atleti che Roma chiamò. Anche stasera, anche a Parma, perché dopo una rimonta da 2-0 a 2-3 magari si scalfisce l’umore. Ma la fede, quella, no

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