Ridotti a Brandelli

Ridotti a Brandelli

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PRANDELLI A PERUGIA 5IL TEMPO (M. CICCOGNANI) – Tutti a casa, ma non era previsto. Il mondiale brasiliano ci riserva solo Brandelli d’Italia. Finisce qui, con l’immagine emblematica di Cesare Prandelli che al fischio di Rodriguez allarga le braccia come il Cristo Redentore di Rio, ma con una sottile differenza. Il Cristo resterà in eterno a dominare Rio, lui invece tornerà a casa sapendo che in molti lo attenderanno per metterlo in croce per le sue scelte insensate e scellerate. A fugare ogni dubbio sulla sua colpevolezza, ha pensato lo stesso Prandelli che pochi minuti dopo ha rassegnato le dimissioni. Non poteva fare altro. «Il progetto tecnico è di mia responsabilità, rassegno le mie dimissioni. Quando un progetto tecnico fallisce, è giusto prendersi le responsabilità». Irrevocabili. Punto. A ruota lo segue il presidente Abete. «Andrò in consiglio federale presentando le mie dimissioni irrevocabili. Spero che Prandelli ritiri le sue». E no, caro presidente. Tutti a casa senza mezzi termini.

Chi sbaglia paga e peccato che i cocci rimangano agli italiani, umiliati, offesi e strapazzati da questa armata che ha fatto più danni dello tsunami nel sudest asiatico. Prandelli ha fatto la cosa più giusta, ed è inutile invocare un ripensamento. Prandelli sa di aver sbagliato, tanto, troppo, e non è ammissibile che ci ripensi. Ha ragione Carlo Ancelotti che in una recente intervista disse che «la vittoria ha tanti padri, la sconfitta uno solo». Tradotto, significa che soprattutto perde Cesare Prandelli, fuori sintonia persino con le sue stesse idee, visti i continui cambi in corsa. Prandelli ha sbagliato ancor prima di salire sul volo diretto in Brasile. Nelle convocazioni, lasciando a casa gente che pure lui stesso aveva elogiato (vedi Rossi), ha continuato una volta arrivato in Brasile andando, giorno dopo giorno, in confusione mentale.

La vittoria contro l’Inghilterra all’esordio, aveva illuso, soprattutto Prandelli, convinto che proprio gli inglesi erano la squadra da battere per centrare la qualificazione.
Illusione di una notte che anziché portare consigli, ha portato a sfasciare quello che si era costruito. Si dice che squadra che vince non si cambia. Ma lui, ha voluto fare di testa sua (giusto) e ha cambiato. Male, anzi malissimo. Fuori Verratti per Thiago Motta e Abate per l’inopportuno Paletta in quella che il tecnico aveva ritenuto la partita dalla facile qualificazione. Scontrandosi poi con una realtà amarissima. La Costa Rica correva a mille all’ora, l’Italia passeggiava sulle macerie di una confusione mentale senza precedenti. Il generoso Darmian che nasce destro e gioca in quella posizione nel Toro, spostato dalla parte opposta a fare figuracce. E così la Costa Rica ci umiliava sul campo costringendoci all’ultima spiaggia, a Natal, contro l’Uruguay.

Già, il Natal, che quando arriva, arriva. Ma non per noi che in Brasile abbiamo fatto una delle peggiori figure della nostra storia. Contro l’Uruguay ci si è messo anche un altro Moreno, che stavolta si è materializzato nella figura di Marco (Moreno) Rodriguez che a mezz’ora dalla fine ha spedito anzitempo negli spogliatoi Marchisio per un fallo che era da giallo, mai rosso. Moreno Rodriguez poi non estrae il rosso per Suarez che ci ricasca e morde Chiellini sulla spalla. Ma guai cercare attenuanti in questo momento. L’Italia la qualificazione l’ha persa prima, non ieri. Il gol di Godin ci spedisce all’inferno, le recriminazioni per questa partita sono tante e richiamano a quella moviola in campo che Biscardi anche ieri sera nel suo Processo ha rivendicato, ma che in Italia continuiamo a non volere. Chissà se sarà la volta buona. Ma non era questa la partita della qualificazione. Si torna a casa con un Prandelli a testa bassa. Ha sbagliato, il tecnico. Tutto. Il campionato aveva dato indicazioni (la difesa a tre della Juve la migliore d’Italia) ma il tecnico l’ha rispolverandola solo all’ultima chiamata. Troppo tardi. È lui il responsabile. È arrivato in Brasile forte di un rinnovo che non si sa bene come meritato.

È il fallimento di una spedizione che sognava ben altra strada. Ma la qualificazione agli ottavi non è stata decisa ieri, ma contro quella Costa Rica snobbata e irrisa da un impalpabile Balotelli che Prandelli riteneva fosse il suo salvapatria, ma che ha dimostrato ancora una volta di essere immaturo a certi livelli. Ha perso Prandelli che ha spompato gli azzurri e purtroppo ha portato a fondo anche l’Italia con quel codice etico che il tecnico ha applicato solo a sua immagine e somiglianza, punendo giocatori prima ancora del giudice sportivo, salvando altri (Balotelli in testa) soprattutto per convenienza. Quanto ad Abete, giusto vada a casa anche lui. Attenuanti non ce ne sono e non ce ne dovranno essere. Tutti a casa. Amen.

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