Con lo Shakhtar è sfida verdeoro

Con lo Shakhtar è sfida verdeoro

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La Roma brasiliana quasi non c’è più. O meglio, c’è ancora, ma manca quella qualità che un alto numero di brasiliani in rosa dovrebbe garantire. Dopo le partenze di Baptista, Cicinho e l’addio imminente di Adriano, in giallorosso sono rimasti Julio Sergio, Doni, Simplicio, Juan e Taddei. Due discreti portieri, un centrocampista duttile ma di certo non un fenomeno, un grande difensore e un esterno “operaio”. Se però andiamo ad analizzare i dati anagrafici dei giocatori, ecco che si spiegano molte cose: Juan è stato il difensore brasiliano più forte della sua generazione, ma probabilmente non è più insuperabile come una volta, anche se in teoria potrebbe ancora disputare 3 o 4 stagioni ad alti livelli. Taddei non è più quello di una volta, può garantire dinamismo e sacrificio, ma quando è in giornata no, è quasi inutile tenerlo in campo. Julio Sergio e Doni si sono avvicendati più volte tra i pali in questa stagione, mentre Simplicio è troppo discontinuo, costretto anche spesso a giocare in un ruolo non suo.
Anche lo Shakhtar ha una rosa piena di brasiliani. Con una semplice differenza: l’età, che gioca tutta a favore degli ucraini. Non mancano i soldi al club di Donetsk, che negli anni ha saputo lanciare in Europa giovani calciatori prelevati, anche a peso d’oro, dal “Brasileirao”. Della colonia brasiliana in Ucraina, il più vecchio è Jadson, di appena 27 anni. Ci sono poi Fernandinho (25), Willian (22), Alex Teixeira (20), Luiz Adriano (23) e Douglas Costa (20). Proprio questi ultimi due sembrano i giocatori con il futuro più promettente. Da qui a paragonare lo Shakhtar al Barça e Douglas Costa a Messi, come fece Claudio Ranieri dopo la gara d’andata, ce ne passa, ma nella sfida brasiliana tra Roma e Shakhtar la freschezza ha già avuto la meglio sull’esperienza. In una competizione come la Champions League l’esperienza è importantissima, ma un discorso del genere non sta in piedi se occorre rimontare un 2-3 subito in casa.
Lo Shakhtar dovrebbe essere un esempio per la Roma. Pradè non poteva certo permettersi di pagare 20 milioni di euro per dei diciottenni, ma i fatti hanno dimostrato che è meglio un investimento sui giovani (ovviamente essendo certi del loro potenziale, per evitare dei nuovi Fabio Junior) piuttosto che su pseudogiocatori come Baptista o Cicinho.

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