Diawara: “Fonseca grandissimo tecnico. Ho scelto di non operarmi per dare il...

Diawara: “Fonseca grandissimo tecnico. Ho scelto di non operarmi per dare il mio contributo. In Italia il mio idolo era De Rossi”

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Amadou Diawara ha raccontato la sua storia di uomo e calciatore ai microfoni del sito ufficiale del club. Questo un estratto:

Chi era Amadou da bambino?
“Sono nato in Guinea, a Conakry, la capitale. Mi ricordo che quando ero piccolo mio padre non voleva che facessi calcio. Ogni volta che andavo a giocare dovevo fermarmi a fare una doccia da un amico e poi tornare a casa. La prima volta che gli ho detto che avrei voluto fare calcio ho preso una sberla che ancora ricordo bene. Mia sorella Sira mi aiutava, mi comprava le scarpe e le nascondeva per non farle vedere a mio padre che altrimenti le avrebbe regalate a qualche altro bambino pur di non farmi giocare”.

Come mai c’era questa avversione nei confronti del calcio?
“I miei genitori sono insegnanti, mio padre mi diceva sempre che quando rientrava a casa dal lavoro vedeva un miliardo di bambini che giocavano a calcio e che tra tutti quelli, al massimo in due avrebbero potuto farlo come lavoro. Quindi dovevo studiare, visto che era quasi impossibile che io fossi tra quei pochi fortunati. A scuola ci andavo, ma gli orari di allenamento interferivano con le lezioni e a volte la saltavo per andare a giocare”.

Cosa pensavi quando ti diceva che difficilmente il tuo sogno si sarebbe avverato?
“Io pensavo solo al calcio e a quanto mi piaceva. Uno di quei pochissimi fortunati potevo essere proprio io. Ho sempre creduto che sarei potuto arrivare in alto, il segreto era lavorare, dare tutto per quello che si vuole raggiungere. Io ho fatto così, ho ‘sfidato’ mio padre che non ci credeva, io ci ho creduto e ce l’ho fatta”.

Dove hai iniziato a giocare?
“Ho iniziato sulla strada, ci organizzavamo tra di noi. Poi sono andato in una squadra messa su da un allenatore che si chiamava Alya. Non aveva niente, ma cercava giocatori, la squadra la chiamavamo FC Alya. Ci portava a giocare partite contro altre squadrette come la nostra ma di altri allenatori. Quando avevo 15 anni un allenatore di una squadra di serie A della Guinea mi ha portato a fare uno stage con i ragazzi più grandi, era molto interessato a me, mi portava nei viaggi, per gli allenamenti. Era un amico dell’agente Numeku Tounkara che mi ha visto, ha contattato altri agenti italiani e sono partito per l’Italia”.

(…)

Ora sei alla Roma: com’è lavorare con Mister Fonseca?
“È un grandissimo allenatore, un po’ simile a Sarri, vuole sempre uscire palla al piede sfruttando il gioco dei centrocampisti, questo mi piace tantissimo. Questa nuova avventura è un nuovo step della mia carriera, devo superarlo. Questa estate, dopo la Coppa d’Africa, sono tornato prima dalle vacanze per conoscere prima il Mister e i compagni, non vedevo l’ora di partire con la stagione”.

Che emozione è stata partecipare alla Coppa d’Africa?
“Giocare per la Guinea per me è un’emozione inspiegabile. Quando i tifosi cantano l’inno mi vengono le lacrime. Questa per me è stata la prima Coppa d’Africa e non vedevo l’ora di giocarla, è stata un’esperienza incredibile”.

Da bambino chi era il tuo idolo?
“Yaya Touré, lo guardavo in tv a casa, giocava nel Barcellona in quel periodo. Lo seguivo con la nazionale della Costa d’Avorio. Per noi la Coppa d’Africa è molto importante, tutti ci riuniamo davanti a una tv a guardare le partite. Lui era il mio idolo quindi guardavo le partite della Guinea e tifavo per la mia Nazionale, ma tifavo anche per lui. Aveva una grande visione di gioco, giocava nel mio stesso ruolo, sognavo di diventare come lui. Del calcio italiano mi piaceva tantissimo De Rossi e guardavo tante partite della Roma perché volevo vederlo giocare, mi faceva impazzire come giocava. Mi piaceva come utilizzava il campo, la visione di gioco, le giocate di prima, mi piaceva tantissimo”.

(…)

La scelta è stata quella di evitare l’operazione per proseguire con un lavoro individuale. Come sono andate le settimane che ti hanno portato ad essere pronto per il rientro in campo?
“Non c’è stato alcun dubbio sulla scelta di non operarmi. Ho subito un’operazione ad ottobre, il ginocchio allora era bloccato e si doveva intervenire per forza. Questa volta si poteva recuperare diversamente, senza operazione. Non ho voluto operarmi perché eravamo in un momento importante del campionato, non volevo lasciare i miei compagni. Potevo non operarmi, provare a recuperare e rientrare in campo in tempi ragionevoli e ho preferito così. Volevo dare il mio contributo a fine stagione, arrivare ai nostri obiettivi”.

Ora come stai fisicamente?
“Sto bene, mi sto allenando tutti i giorni. Mandano ogni settimana il programma di lavoro da fare a casa e lo sto seguendo perfettamente, sto bene”.

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