Il derby dei numeri 10

Il derby dei numeri 10

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IL TEMPO – Il derby di Totti e Zarate. Due attaccanti con storie imparagonabili, spesso in contrasto prima, durante e dopo le sfide del recente passato, ma accomunati dal numero di maglia e dalla voglia di prendersi finalmente una soddisfazione personale dopo tanti dolori. Domani è il giorno. Il capitano romanista ha recuperato dal lieve infortunio al gemello del polpaccio subìto nel riscaldamento di Donetsk e ieri è tornato ad allenarsi in campo. Il fatto che abbia saltato la partitella finale è solo una precauzione presa da Montella: stavolta Borriello dovrà lasciare il posto a Totti che non ha giocato un minuto delle ultime due partite (a Lecce per squalifica, a Donetsk per scelta tecnica) e ora è pronto a rimettere a posto una serie di cose. La prima: interrompere il digiuno dei gol nel derby che dura dal 23 ottobre 2005. La seconda, forse più importante: smentire il teorema che «per la Roma è meglio giocare il derby senza Totti». I risultati delle ultime stracittadine e più in generale la statistica dicono questo. Il capitano ha saltato per squalifica le ultime due sfide con la Lazio, entrambe vinte dai giallorossi come la precedente in cui è stato sostituito nell’intervallo insieme a De Rossi: il preludio alla rimonta. Ma a suo favore ci sono pure i 6 gol realizzati in carriera contro i «cugini» e 11 vittorie ottenute sul campo tra campionato e coppa Italia. Le sconfitte complessive sono 12: domani ha l’occasione di rimettere almeno in pareggio il bilancio. E di centrare un altro, l’ennesimo traguardo con la maglia giallorossa: gli basterà giocare un tempo per raggiungere i 50.000 minuti trascorsi in campo con la Roma in tutte le competizioni, recuperi compresi. Ora è a quota 49.955. Totti e Zarate non si sono mai amati. Tutto è iniziato con una frecciata del romanista: «Non è un campione» ha detto dell’argentino che nel derby di aprile 2009 gli ha risposto con un gol. Ma il numero 10 giallorosso è rimasto della sua idea. «Non mi sono pentito, per me è solo un buon giocatore, non un campione», ha aggiunto due giorni dopo. Maurito, allora, gli ha dedicato una maglietta-sfottò per celebrare la vittoria in Coppa Italia e non ha usato mezzi termini in un’intervista rilasciata durante le feste natalizie dello stesso anno: «Totti parla sempre di me, ma è un giocatore finito». E allora è toccato a Francesco replicare citando il numero di gol segnati in carriera: «240 volte auguri al campionissimo Zarate!». Il nuovo appuntamento è domani in campo. L’argentino è l’antiTotti designato dopo il primo anno straordinario nel quale ha condotto la Lazio alla vittoria della Coppa Italia. Poi la dolorosa stagione passata con soli tre gol e tanta panchina. Il ritiro estivo è sembrato sufficiente per ricucire lo strappo con Reja ma, dopo un buon girone d’andata condito da quattro reti, è arrivata una nuova pericolosa eclissi. Dopo le vacanze di Natale qualche esclusione eccellente e, soprattutto, prestazioni poco convincenti. Sono riemersi i vecchi difetti come l’eccesso di egoismo che un talento della sua classe dovrebbe mantenere, ma mettere di più al servizio della squadra. E invece, nonostante il matrimonio imminente e la tranquillità acquisita dalla raggiunta serenità familiare, Maurito ha subìto un’involuzione tecnica che lo ha relegato ai margini della squadra fino alla sfida di domenica scorsa contro il Palermo. Reja lo ha rilanciato e lui ha risposto con una prova dignitosa, perlomeno dal punto di vista dell’impegno e del sacrificio. Difficile comprendere che cosa gli sia accaduto dopo il folgorante impatto col campionato italiano: ci sono delle colpe evidenti del giocatore incapace di gestire bene la sua crescita ma anche da parte di tecnici e compagni che troppo spesso hanno cercato di bloccare le sue giocate d’istinto. E alla fine Maurito è andato in confusione. Ora c’è il derby per smentire i suoi detrattori e ridare fiato alla maggioranza dei tifosi che lo continuano ad adorare nonostante un rendimento non all’altezza di un numero 10

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