L’erba del vicino è più sintetica

L’erba del vicino è più sintetica

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L’AVVENIRE (L. MAZZA) – Naturale o sintetico? Un dubbio amletico che finora ha implicato una scelta senza alternative per le società di calcio. «Tertium non datur», direbbero i latini. Chi ha optato per il campo artificiale – in Serie A sono Cesena e Novara-ha preferito i vantaggi della tecnologia rinunciando inevitabilmente sia alla bellezza di giocare sull’erba vera sia a sentire quel sano odore di prato. La Juventus invece, per il nuovo stadio, ha scelto il “verde classico”, mettendo in preventivo l’eventualità di qualche pozzanghera nelle domeniche di pioggia e la possibilità di giocare con ciuffi d’erba essiccati nei periodi più caldi. Il tempo delle rinunce sembra però essere arrivato al capolinea. Dal 2012 prenderà forma una terza opzione. Un manto innovativo: sopra erba naturale, sotto sintetica. È la sfida delSiena, che ha scelto di sposare la modernità senza per questo sacrificare la tradizione. La società toscana sarà la prima squadra del campionato italiano a dotarsi, all’Artemio Franchi, del “Football green live”, ovvero un tappeto di erba naturale rinforzata che verrà applicato su una base composta da fibre organiche di origine vegetale. «Arriva in Italia il primo campo ufficiale hi-tech», è lo slogan scelto da Roberto Nusca, direttore generale della Limonta Sport, azienda produttrice del nuovo terreno e che la scorsa estate realizzò il sintetico al Manuzzi di Cesena. I lavori inizieranno lunedì 14 maggio 2012. ovvero all’indomani dell’ultima giornata del campionato. Entro un mese il campo sarà già pronto, per permettere alla squadra del presidente Massimo Mezzaroma di svolgere in “casa” gli allenamenti della seconda parte del ritiro estivo. Rispetto al sintetico, sul nuovo manto i calciatori avranno la piacevole percezione di giocare su una superficie completamente naturale, che avrà però maggiore tenuta (fino a un massimo di cinque ore alorno) proprio grazie al substrato artificiale che rende più resistenti i fili d’erba. Il costo, “campo in mano”, è di 800mila euro (circa un 20% in più di uno standard in sintetico) e prevede una spesa mensile per la manutenzione di poche migliaia di euro. Cifre irrisorie se si pensa a quanto spendono alcune società per effettuare semplici operazioni di rizollatura di terreni ormai usurati. «Per noi più che una spesa è un investimento – spiega l’architetto Christian Pallanch, responsabile delle infrastrutture per il campo della società bianconera -. Avremo finalmente uno stadio utilizzabile 365orni l’anno per gli allenamenti della prima squadra e della primavera, senza dover ricorrere più, come facciamo adesso, all’affitto temporaneo di altri campi». La scelta di sposare questa tecnologia è stata presa oltre un anno fa. A dicembre 2010, quando mezza Serie A era ferma ai box a causa del maltempo che si abbatteva lungo lo Stivale, Pallanch andò a visionare il centro di preparazione olimpica del Coni a Tirrema dove era stato installato il campo in erba naturale rinforzata: «Non credevo ai miei occhi – racconta – Il terreno aveva una tenuta eccezionale e gli azzurri del rugby si stavano allenando sotto la neve senza il minimo disagio». Il Football green live è stato poi testato anche da Francesco Baiano (detto Ciccio), ex attaccante esterno nel Foggia dei miracoli di Zeman e attuale vice di mister Sannino sulla panchina dei bianconeri, che ha dato la sua approvazione. Su campi identici a quello che verrà realizzato al Franchi di Siena ci giocano dal 2009 la Nazionale di San Marino, da un anno e mezzo il Fondi (Latina), società che milita nel campionato di Lega Pro 2, e presto ci si alleneranno anche gli azzurri di Prandelli. Da poche settimane, infatti, un tappeto in erba naturale rinforzata è stato realizzato anche nel centro sportivo di Coverciano. Dopo qualche mese trascorso alla finestra, aspettando che qualche «cavia» facesse il primo passo, adesso molte società italiane si stanno interessando ai campi di nuova generazione. «Prima Genoa e Sampdoria, poi il Chievo Verona , nei mesi scorsi hanno manifestato interesse, che ancora non si è concretizzato soprattutto per problemi relativi alle proprietà degli stadi», racconta Danilo Albani Rocchetti, direttore commerciale della Italgreen, aziendaproduttrice del sintetico al Silvio Piola di Novara. Quasi tutte le società – dal Milan all’Inter, dal Bologna al Catania – hanno preferito un approccio graduale, iniziando a sperimentare la novità soltanto nei centri sportivi. Oggi Novara e Cesena non sono affatto pentite di aver deciso di giocare in casa sul sintetico puro. Siena invece ha preso una strada diversa, con il suo compromesso tra naturale e sintetico da sfoggiare direttamente allo stadio. Azzardo o rivoluzione? Non resta che aspettare la prova del campo.

 

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