La ‘nuova’ concretezza e il ritorno di ‘Predator’ Smalling

La ‘nuova’ concretezza e il ritorno di ‘Predator’ Smalling

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Nordista Romanista di Pino Vaccaro

La conquista di un posto per la Champions passerà dalla sfida a distanza, con annesso scontro diretto, con l’Atalanta. La Dea ti sfinisce, dissanguandoti in un frullatore. È un rullo che ti calpesta, comprime e ricicla in un amen, soprattutto se te la vuoi giocare alla pari. Ieri sera Conte ha indicato la strada: per uscire indenne da quel terribile scontro diretto bisogna difendere in undici con la determinazione di un bufalo della savana aggredito da un branco di famelici leoni. L’Inter di Conte ha giocato 4 partite, due vinte e due pareggiate, e il canovaccio è sempre stato lo stesso. Sfidare i bergamaschi con la strategia della difesa alta, con la tecnica dello stritolamento è controproducente: giocarla sul ritmo e sulla fisicità è un vero suicidio tattico. Lo stritolamento si trasforma in asfissia al contrario. Non c’è scampo.

La Roma tuttavia ha spesso dimostrato di saper modificare il proprio atteggiamento durante le partite. Si è trasformata anche dopo il Milan, giocando con compattezza e solidità (che dolci parole) contro Fiorentina e Genoa. La squadra, che non avevo apprezzato per nulla contro il Milan, mi è piaciuta un sacco nelle due gare successive. Solidi come il granito e compatti come uno stormo di uccelli in migrazione. Fase difensiva ottimale con un’attenzione maniacale a ogni dettaglio e con un super Smalling a guidare le operazioni nelle retrovie. Finalmente il “Predator” giallorosso è tornato ai suoi livelli dopo mille problemi. Meglio a marzo che mai: con la Roma quarta in classifica e agli ottavi di Europa League. Se tra un mese fossimo ancora aggrappati a tutto, con i recuperi di Veretout, Ibanez, Dzeko e il rientro del super Sayan Zaniolone, ci divertiremmo raggiungendo vette inimmaginabili oggi. Non guardo al Milan: una squadra in piena emergenza che vince a Verona con Krunic e Dalot che vestono i panni di Zidane e Ronaldo, firmando gol d’antologia, non può aver paura di non entrare in Champions. È un clamoroso segno del destino. La Juve ha due punti in più, ma una gara in meno, ma non riesco a immaginarla invorticata nella battaglia per un posto in Champions soprattutto dopo la grande vittoria contro la Lazio. Vittoria scacciapensieri e perplessità. E quindi non ci resta che l’Atalanta. Parola d’ordine da qui alla fine: solidità e compattezza. Zero fronzoli barocchi, ma tanto pragmatismo cartesiano. A volte ci è mancato: da qui alla fine della stagione deve essere però il nostro mantra quotidiano. Nel nome della concretezza si può raggiungere un obiettivo insperato a inizio stagione quando – è sempre bene ricordarlo – le griglie di partenza ci avevano assegnato uno scomodo settimo posto. Giovedì c’è l’Europa League: si entra nel vivo della competizione con mille speranze. Un fastidio, una iattura per il campionato, ma una manna dal cielo per chi ambisce a una dimensione europea consolidata. Mi aggrada la seconda opzione: far strada in Europa è segno di grandezza e le possibilità di proseguire più in là dello Shakhtar sono concrete. Partiamo leggermente favoriti conto un buon avversario. Sono cautamente fiducioso. La squadra, secondo me, ha l’esperienza giusta per scavalcare l’ostacolo. Non facile, ma certamente alla portata.

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