Liti, sgarbi e divergenze: un amore lungo 30 anni logorato negli ultimi...

Liti, sgarbi e divergenze: un amore lungo 30 anni logorato negli ultimi tre

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LA REPUBBLICA (F. FERRAZZA) – «Torneremo grandi insieme». A rileggerle adesso le parole scelte da Totti per salutare De Rossi, un mesetto fa, suonano come un prematuro addio alla Roma, legato alla promessa di rientrare, un giorno, da protagonisti. È in quel momento che l’ex numero 10 ha forse davvero maturato la volontà di lasciare dopo trent’anni Trigoria, la sua seconda casa, stanco di essere usato solo come una bandiera da sventolare nei momenti di difficoltà. D’altra parte gli ultimi tre anni e mezzo di Francesco in giallorosso non sono stati dei più semplici, costretto ad avvicinarsi prima all’addio al calcio, e poi alla società, in mezzo a troppe incomprensioni. Tutto comincia con l’arrivo di Spalletti sulla panchina, scelto da Baldini — come svelerà lo stesso Francesco nella sua biografia — proprio per spingerlo ad attaccare gli scarpini al chiodo. È il 14 gennaio 2016, al posto di Garcia torna il toscano, e il feeling con il capitano non decolla. Totti, un mese dopo l’arrivo del tecnico, rilascia da Trigoria un’intervista a Rai Uno in cui parla di un rapporto freddo con l’allenatore, fatto solo di «Buongiorno e buonasera», chiedendo da lui più rispetto e correttezza. Spalletti reagisce così: non convoca Francesco per la partita col Palermo, e lo allontana da Trigoria. Seguono mesi complicati, nei quali il giocatore si rivela ancora decisivo nonostante l’età e Pallotta si ritrova costretto, a furor di popolo, a rinnovargli per un anno il contratto. Scelta mal digerita da Spalletti che comincia una battaglia dialettica con i giornalisti sulla questione Totti. Per i quarant’anni del capitano, arriva poi l’intervista alla Gazzetta della moglie Ilary, che scuote di nuovo le acque semi-calme. «È un piccolo uomo», l’accusa della showgirl a Spalletti. L’ultima stagione da giocatore è complicata, tra tantissime panchine e passerelle negate, come quella di Milano. Fino al 28 maggio 2017, giorno di Roma-Genoa e di quello straziante addio al calcio che ha fatto il giro del mondo. Dopo qualche settimana Francesco, ancora sotto choc per la fine della sua carriera, accetta di restare in società senza un ruolo definito. Esce la sua biografia in occasione dei 41 anni, con la parte dedicata a Baldini («Mi ha detto a Londra che voleva vendermi da anni, ma tutti gli allenatori gli chiedevano di tenermi. Fino a Spalletti»), e la richiesta di diventare vice-presidente.

Negli ultimi mesi si è parlato molto della possibilità di una promozione a direttore tecnico, con Totti a dichiarare: «Se avrò più potere cambierò qualcosa», dopo aver scelto e contattato Ranieri per sostituire Di Francesco. Arriva però la decisione da Londra di non lasciar fare un altro anno da calciatore a De Rossi, decisione a cui Francesco era contrario («Deve decidere Daniele») e che ribadisce all’amico il giorno di Roma-Parma in un audio rubato dai microfoni («Io non volevo»). De Rossi nella conferenza stampa di addio auspica maggior operatività per Francesco. Lui resta in silenzio, ormai sempre più vicino all’idea di andarsene. Poi l’inchiesta di Repubblica, la pubblicazione della mail che racconta di una fronda guidata da De Rossi proprio contro Totti, che fa infuriare l’ex capitano, avvicinandolo ancora di più a Daniele perché convinti di essere vittime, con la fuga di notizie, di una manovra societaria per metterli uno contro l’altro. Fino all’incontro di Madrid con Fonseca, presenti Fienga e Petrachi, dal quale viene escluso, salvo essere invitato a Londra, a giochi fatti, da Pallotta. Lì il rifiuto, non solo al summit, ma alla carica di dt e a un’ulteriore permanenza nella Roma.

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