Roma, l’incubo sosta da scacciare: obiettivo ripartenza veloce

Roma, l’incubo sosta da scacciare: obiettivo ripartenza veloce

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Nordista Romanista di Pino Vaccaro

Se c’è una cosa che mi fa tremare i polsi è sempre il rientro dalle pause. Sembra quasi che la nostra Roma soffra di orticaria. Pause lunghe, corte o brevissime non fa differenza: la letargia giallorossa prende, infatti, spesso il sopravvento spazzando via, con la potenza di una tempesta tropicale, quanto di buono era stato fatto nel periodo precedente. Uno stato mentale impossibile da decriptare. Eppure sembra essere una certezza quasi matematica: ci si potrebbe costruire un teorema algebrico e spunterebbe clamorosamente il nome Roma. Una condizione psicologica che l’anno scorso azzerò ogni sogno di gloria. Basti pensare al rientro dalla pausa natalizia. Un vero e proprio calvario. Una sciagura. La squadra ci mise un bel po’ di tempo prima di tornare in assetto da guerra. Accadde di nuovo, anche se in modo meno devastante, dopo il lockdown. Si vinse la prima al rientro, ma poi iniziò il filotto sfavorevole fino al rilancio successivo. Ai tempi si disse che la situazione societaria  stesse influendo sulla testa dei giocatori come uno tsunami. Può essere. A me sembra anche molto un problema di approccio. Una questione di testa che marcia in configurazione diesel. Se vogliamo sognare non si può sbagliare neppure un dettaglio: che poi, approcciare male dopo le pause, un dettaglio piccolo neppure lo è.

In realtà spesso la squadra è entrata in modalità standby: il problema è che gli avversari giocavano eccome e ci riempivano di schiaffi. È successo anche dopo pause brevissime, magari dopo 15 minuti di intervallo. È accaduto banalmente anche a San Siro, a Genova e con il Benevento: approcci alla camomilla a inizio partita e conseguenze drammatiche con gol subiti a raffica contro Milan (a inizio di primo e secondo tempo) Benevento e Genoa (inizio secondo tempo). Con il cervello in standby la squadra finisce nel turbinio della normalità. Basta una pausa di un quarto d’ora per annacquarla del sacro fuoco, figuriamoci cosa può capitare quando lo stop si prolunga per giorni o addirittura settimane. L’anno scorso è andata ciclicamente male, ma quello era il tempo in cui non si riusciva a ribaltare nessuna gara con risultato sfavorevole. Era una Roma totalmente incapace di rimontare: oggi invece è un’altra storia e il vantaggio avversario non è più la sacra sentenza degli Dei del pallone. Sul campo però c’è da colmare anche questo piccolo, ma importante step. Vediamo se la squadra avrà una ripartenza folgorante o se sarà più tartaruga che tigre saettante. Per la Roma è stata una pausa anomala con il blocco dei nazionali a Trigoria. Una benedizione. Un vantaggio sportivo evidente da capitalizzare. Due settimane di gruppo a lavorare per consolidare certezze e amalgama, definendo un disegno che potrebbe proiettarci molto in alto. Dipende da mister Fonseca e dal lavoro che sta compiendo sulla mente della squadra che è un po’ come quella di Johnny Mnemonic, il mitico personaggio cinematografico degli anni Novanta che si portava nel cervello il fardello di un sacco di dati internet. Una psiche ancora da calibrare e da svuotare di certi meccanismi e pesi che si sono accumulati negli anni precedenti. Molto è stato già sgombrato, rimosso. La ripartenza dopo la pausa dirà anche se un ulteriore passetto sulla strada della maturità e della consapevolezza sia stato mosso oppure no. La gara interna con il Parma assume quindi un bella valenza rispetto a quella famosa cartina di tornasole che molto spesso viene estratta dai cassetti dei dubbi. E così capiremo a che punto siamo nel percorso di maturazione complessiva.

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