Un mito oltre i confini

Un mito oltre i confini

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IL MESSAGGERO (A. ANGELONI) – Tutto il mondo è paese. Tutto il mondo è all’interno del raccordo, quel lungo tratto di strada che circonda Roma. Il G.R.A. dove Totti ha abitato per la vita e per la sua carriera, una specie di ombrello protettivo. Solo lì dentro era se stesso, lì dentro era il Re. Fuori, s’è detto sempre, non lo conosce nessuno. Diciamo che non è proprio così. Totti logora chi quel Raccordo non lo conosce e non immagina cosa ci sia dentro. Oggi il capitano dei giallorossi, e lo sarà ancora per una partita (è l’unica certezza sul suo futuro) viene celebrato da tutti, dentro e fuori quel Raccordo. Dai nemici, da ex e attuali campioni, da club storici e vincenti, da Milano a Londra, passando per Monaco di Baviera e per il Foro italico.

LA LETTERA – I tifosi laziali provocano con quello striscione esposto in Nord durante la sfida con l’Inter, ma una verità da veri ultras, la raccontano in una lettera del giorno dopo indirizzata proprio al capitano della Roma: «Hai raggiunto un traguardo che merita rispetto. Il rispetto che non hai ricevuto né dai tuoi tifosi né dalla tua società e questo, te lo diciamo sinceramente, ci dispiace. Noi non avremmo mai permesso che un giocatore come te venisse trattato così. Non avremmo mai osservato in silenzio quello che ti stanno facendo e che ti hanno fatto. Oggi nessuno ti difende e noi, ovviamente, non possiamo farlo». Parole non gradite da altri sostenitori della Lazio. Ma perché quello striscione, perché quella lettera? Perché negli anni Totti, al di là dell’aspetto tecnico in realtà mai apprezzato dai cugini, ha conquistato punti per essere stato al funerale di Gabriele Sandri, per aver mostrato, senza troppa pubblicità, solidarietà per alcuni tifosi laziali finiti in carcere etc etc. Ecco il perché di quello striscione. Piaccia o no, è il motivo.

STADI FESTANTI – Per non parlare poi di come Totti è stato accolto in quest’ultimo periodo nei vari stadi italiani: San Siro è l’esempio più eclatante. Una tifoseria che ha rovinato la festa al suo capitano Maldini e ha applaudito Totti, che quella sera non è nemmeno entrato in campo. Devono essere tutti pazzi. A Verona, sabato, idem: pomeriggio terminato con la consegna di una targa alla carriera. Quello che succederà domenica, sia se giocherà sia se non giocherà, è abbastanza scontato perché a Roma tanti tifosi ancora gli mostrano affetto/rispetto e il club ha cominciato a proporre #10ForALegend con mini interviste sul capitano a grandi campioni. Non lo è il tweet celebrativo della BBC («Francesco Totti: Roma captain and striker to retire from playing», Totti capitano attaccante lascia il calcio) quando Monchi ha riferito ciò che c’era scritto sul comunicato del rinnovo contrattuale, cioè che questo sarà l’ultimo anno da giocatore della Roma. Per non parlare poi quello del Bayern Monaco e di tutti i siti spagnoli che gli hanno dedicato le prime online. Totti piace anche fuori il Raccordo, lo dimostra anche Diego Maradona, che domenica si è inventato di definirlo «re di Roma e il più grande che abbia mai visto».

LUCE SEMPRE ACCESA – Forse Dieguito ha esagerato però l’ha detto e a Totti quelle parole hanno fatto piacere. Come quelle di Antonio Conte, di Carlo Ancelotti, per non parare di quelle di Carlo Mazzone, Zdenek Zeman e Alex Del Piero, ma qui siamo tra amici, non conta. Nell’ultima partita contro la Juventus, nella quale Spalletti gli ha regalato gli ultimi minuti (e lui è uscito incavolato nero senza festeggiare con la squadra), i tifosi della Juventus, sì della Juventus, lo hanno applaudito e osannato proprio mentre assaggiava il campo. Max Allegri il giorno prima lo aveva definito «una luce che aveva illuminato il calcio per venticinque anni». Ecco, questa luce si sta pian piano esaurendo. Amici e nemici oltre il Raccordo lo stanno realizzando solo ora.

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